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Un impegno globale per dare ai giovani un’occupazione dignitosa

03 Set
Camila Vallejo, la giovane leader delle rivolte studentesche che negli ultimi mesi stanno scuotendo il Cile, è l’ultimo volto di un dissenso giovanile che mai come quest’anno ha fatto sentire la sua voce. Da Tunisi a Il Cairo, da Atene a Madrid, milioni di giovani sono stati i principali portavoce del malessere della società e della necessità di un cambiamento profondo di fronte alle ingiustizie e agli squilibri che continuano a caratterizzare il mondo globalizzato.

Aldilà delle diverse circostanze nazionali, l’aspirazione dei giovani ad un lavoro dignitoso in grado di offrire la prospettiva di un futuro migliore ha avuto un ruolo di primo piano all’interno delle rivendicazioni e delle proteste di massa.

Un’aspirazione che si scontra con una realtà in cui la disoccupazione giovanile rimane uno dei problemi più urgenti a livello mondiale, con 81 milioni di giovani ufficialmente disoccupati, molti altri che sono ormai scoraggiati dal cercare un impiego e circa 152 milioni di giovani lavoratori che guadagnano meno dell’equivalente di 1,25 dollari al giorno.

Di questa drammatica situazione si è discusso nei giorni scorsi a Città del Messico, dove nel corso di unConvegno internazionale organizzato da Adapt in collaborazione con l’Universidad Nacional Autonoma de Méxicoimportanti rappresentanti del mondo accademico hanno analizzato le cause e le conseguenze degli attuali livelli di disoccupazione giovanile, identificando le possibili risposte allo scenario attuale.

Intervenendo in apertura dell’evento il Prof. Michele Tiraboschi, Direttore scientifico di Adapt, ha affermato che il capitale umano è la principale ricchezza di una nazione e che i giovani rappresentano la chiave per la crescita e il motore del cambiamento.

Tiraboschi, inoltre, ha sostenuto l’inadeguatezza degli strumenti regolatori e delle politiche di job creation attuali e ha affermato la necessità di ripensare il problema dell’occupazione giovanile, introducendo la prospettiva della transizione scuola-lavoro all’interno del ragionamento giuridico e delle relazioni industriali. Secondo il Professore, questa prospettiva aiuterebbe a sviluppare una logica di prevenzione e a favorire la preparazione dei giovani lavoratori in sintonia con le esigenze di mercato.

Anche il Direttore Generale dell’ILO, Juan Somavia, in occasione della Giornata Internazionale dei Giovani del 12 agosto ha sottolineato che “la situazione mondiale riflette la debolezza delle strategie attuali che non sono capaci di generare sufficienti posti di lavoro di qualità, né per i giovani né per gli adulti”. Inoltre, ha aggiunto Somavia, “queste strategie sono fallimentari in termini di istruzione e formazione e non offrono ai giovani la protezione e il sostegno necessari per accedere alle opportunità professionali e contribuire allo sviluppo economico e sociale”.

Una così elevata disoccupazione giovanile comporta dei costi non soltanto per gli individui, ma anche per le famiglie, le economie e le società, rappresentando un’enorme perdita di potenziale umano e produttivo e minacciando la coesione e la stabilità sociale. Una scarsa partecipazione dei giovani al mercato del lavoro, insieme all’eccessiva diffusione di forme contrattuali atipiche, indebolisce anche i sistemi di sicurezza sociale. Come ricorda Somavia, “la mancata accumulazione dei diritti alla pensione erode la base contributiva dei sistemi attuali, creando un passivo sociale di persone non protette per il futuro”.

A giugno nel corso dell’ultima Conferenza Internazionale del Lavoro centinaia di giovani attivisti di diversa nazionalità hanno potuto esprimere le loro preoccupazioni e speranze di fronte ai rappresentanti del mondo del lavoro, affermando con forza la necessità di dare ai giovani l’opportunità di contribuire al cambiamento, attraverso l’occupazione, la formazione e il coinvolgimento nei processi politici. Affinché ciò sia possibile “abbiamo bisogno che la comunità internazionale stia dalla nostra parte, abbiamo bisogno del vostro aiuto”, ha affermato Samera Abdullah, vice-redattore del giornale yemenita Yamaniya.

Una necessità ribadita anche dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che, nel corso di un Incontro di alto livello sui giovani tenutosi a conclusione dell’Anno Internazionale della Gioventù, ha lanciato un appello a favore di una strategia globale sull’occupazione giovanile, incentrata sul rafforzamento dell’occupabilità e sulla creazione di posti di lavoro dignitosi che garantiscano il pieno rispetto dei diritti umani.

In quest’occasione il Segretario Generale della Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha affermato: “i giovani stanno dicendo agli adulti e ai loro governi che questo non è il mondo che vogliono. La generazione di Facebook sta mostrando la sua crescente determinazione nel voler cambiare la realtà e la sua capacità di far sì che ciò avvenga”. Di fronte a queste energie e a questo coraggio, secondo il Segretario Generale, la comunità internazionale deve “lavorare per i giovani e con i giovani per garantire che possano ereditare il mondo che desiderano, il mondo promesso dalla Carta delle Nazioni Unite, un mondo costruito sul dialogo e la comprensione reciproca”.

Secondo l’ILO, molti paesi ancora non riconoscono il lavoro domestico come “lavoro”, negando a milioni di persone del lavoro e protezione sociale ai sensi della legge. Ma questo sta cambiando negli Stati Uniti, grazie ad un apposito gruppo di donne. **
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