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Cosa c’è dietro quelle porte? “Tutti i guai del rientro in classe”

06 Set

I tagli moltiplicano le emergenze: presidenze vuote, vicepresidi in classe, bidelli ridotti all’osso, classi sovraffollate, “spezzatino” al posto del tempo-pieno all’elementare, disabili alla ricerca di un docente di sostegno, caro-libri. E ancora: scuole pericolose, rischio di un megavalzer di insegnanti, sempre meno ore di lezione per gli alunni, mense e servizi scolastici in forse e tredicesime a rischiodi SALVO INTRAVAIA

Cosa c'è dietro quelle porte? "Tutti i guai del rientro in classe"

L’anno scolastico inizia tra proteste e scioperi della fame. In Sicilia hanno digiunato per giorni i precari di Ragusa e Palermo, mentre la Flc Cgil e i sindacati di base sono scesi in piazza contro la manovra. E le emergenze aumentano: a quelle determinate dai tagli degli anni precedenti se ne aggiungono altre: presidenze vuote, vicepresidi in classe, bidelli ridotti all’osso, classi sovraffollate, “spezzatino” al posto del Tempo-pieno all’elementare, disabili alla ricerca di un docente di sostegno, caro-libri. E ancora, edifici scolastici sempre più “sgarrupati”, rischio di un megavalzer di insegnanti, sempre meno ore di lezione per gli alunni, mense e servizi scolastici in forse e tredicesime a rischio.

Ecco lo scenario che si apre ad insegnanti, dirigenti scolastici e personale Ata, alunni e genitori per il prossimo anno scolastico. Bastano 12 mesi per fare allungare l’elenco delle emergenze nella scuola italiana. Alle difficoltà della mai accolta riforma Gelmini quest’anno si aggiungono le ricadute delle due manovre economiche varate nel giro di appena due mesi: la prima a luglio e la seconda ad agosto. Per una miscela che rischia di diventare esplosiva e potrebbe trascinare la scuola ancora più in basso. Non si verificava da decenni, ma a settembre metà delle scuole italiane non avranno un preside fisso.

Più di duemila e 500 dirigenti scolastici, oltre quella in cui sono titolari, avranno in reggenza altrettante scuole. E saranno costretti a fare i pendolari tra tutti plessi delle due scuole. Per genitori ed alunni sarà da settembre difficile incrociare il capo d’istituto nei corridoi o potere rappresentare loro problemi e proposte. Una situazione aggravata dalla recente norma che non considera più sede di presidenza le scuole con meno di 500 alunni, 300 nelle piccole isole e nelle scuole di montagna.

E sarà difficile conferire anche con i vicari, perché la stessa norma ha ridotto le possibilità per gli stessi di accedere all’esonero e al semiesonero per gestire la scuola. Ma, stando alle proteste dei dirigenti scolastici, il numero sempre minore di bidelli non consentirà adeguate condizioni di sorveglianza degli alunni, che potranno liberamente fare ciò che vogliono. L’Asal, l’Associazione delle scuole autonome del Lazio  –  in un comunicato di qualche settimana fa spiega la situazione in cui si verranno a trovare migliaia di plessi.

“Facciamo un solo esempio: prendiamo il caso concreto di una scuola con 280 alunni di scuola dell’infanzia più 570 alunni di scuola primaria. Totale, 850 alunni, 700 dei quali a tempo pieno (40 ore a settimana) distribuiti in due edifici scolastici e in 8 corridoi diversi con due ingressi verso la strada. La scuola avrà a disposizione 9 bidelli che dovranno lavorare 36 ore a settimana ciascuno”. Un caso per niente raro. Il preside per garantire la sorveglianza e la sicurezza dei piccoli dovrà piantonare i due ingressi con 2 bidelli, ma con un buco temporale di 4 ore.

E posizionare 7 bidelli in otto corridoi, sempre con un buco temporale di quattro ore in ogni corridoio e un corridoio completamente scoperto. A questo punto l’Asal si pone una domanda: “se, mediamente, una quindicina di alunni vanno al bagno ogni mezz’ora che
probabilità ci sono che siano sorvegliati da qualcuno?”. È quello che avviene giornalmente nelle scuole. “Ve la diamo noi la risposta: hanno il 71 per cento delle probabilità di essere sorvegliati a patto che i bidelli siano tutti presenti”.

Col taglio dei bidelli, ridotti di 32 mila unità in tre anni, le aree scolastiche “terra di nessuno” aumenteranno e con essere gli incidenti e gli atti di bullismo. L’Asal denuncia anche lo “spezzatino sul tempo pieno all’elementare. Il taglio degli organici avviato nel 2008 va avanti e continua a mietere posti. Il tempo pieno non viene toccato, ma i posti sì e una classe di elementare non avrà più due docenti a disposizione per coprire l’intero orario.

“Per capirci  –  spiega Paolo Mazzoli, presidente dell’Aasal  –  io ho 4 classi di tempo pieno e 7 insegnanti, non più 8. Sul tempo rimanente metto degli spezzoni”. In pratica “o ci sarà un maestro prevalente. O, a seconda di come si organizzeranno le scuole, tanti maestri distribuiti a ‘spezzatinò nelle classi”. Una circostanza che creerà confusione agli alunni e farà calare ulteriormente la qualità dell’offerta formativa. E le classi saranno ancora più affollate. Lo scorso 22 agosto le mamme di San Sisto, in provincia di perugina, hanno protestato per la concreta possibilità di classi di scuola media con 37 alunni.

I genitori si sono costituiti in comitato promettendo battaglia. E per coloro che hanno i figli nella scuola superiore il momento di acquistare i libri di testo. Ma quando andranno in libreria si accorgeranno che dovranno spendere l’8 per cento in più rispetto a 12 mesi fa e che molte classi hanno sforato il tetto ministeriale. La Gelmini nei confronti delle scuole inadempienti ha promesso il pugno duro: ispezioni e tagli dei trasferimenti di fondi ministeriali. Ma se, su 335 ispettori in organico 265 posti sono vacanti, chi arriverà nelle scuole per controllare le carte?

Anche le associazioni di alunni disabili sono in fibrillazione per i provvedimenti contenuti nelle ultime manovre: l’organico di sostegno è stato congelato a poco più di 90 mila posti e la manovra di luglio lancia l’estensione delle competenze per assistere i disabili a tutti i docenti. Tanto che la Fish (la Federazione italiana per il superamento dell’handicap) lancia il decalogo per difendersi “dai tagli che stanno riducendo fortemente, in modo diretto e indiretto, la qualità dell’inclusione scolastica”, spiega Salvatore Nocera, presidente Fish.

I tagli agli enti locali, inoltre, renderanno sempre più difficili gli interventi di ristrutturazione dei plessi scolastici, considerati urgenti per un terzo delle scuole italiane. E avranno ricadute negative, come denunciano da settimane, i sindaci su tutti quei servizi assicurati dai comuni: mensa scolastiche, trasporto alunni e disabili e spese di funzionamento. Il tutto condito dalle proteste dei supplenti che resteranno a casa anche quest’anno, senza incarico e stipendio, e di quelli “accantonati” per effetto del cervellotico meccanismo di immissioni in ruolo messo in piedi quest’anno dal ministero che nega, fino al pronunciamento definitivo del giudice, il posto fisso a migliaia di precari meridionali iscritti nelle graduatorie delle regioni padane.

Una procedura che farà scattare migliaia di ricorsi, di mettere in moto un megavalzer di docenti ad anno scolastico avviato e che rischia di travolgere il ministero con migliaia di richieste di risarcimento danni, perché sui posti “accantonati” verrà piazzato momentaneamente un supplente locale. E se a fine anno, il bilancio del ministero dell’istruzione non sarà virtuoso un milione e 100 mila addetti ai lavori potrebbero vedersi sottratta anche la tredicesima. Si tratta dell’ultimo “regalo” messo sotto l’albero dal ministro Tremonti per gli uffici spendaccioni

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