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L’università che cambia Quale futuro?

22 Set
libri – L’approvazione della Legge di Riforma dell’Università n. 240 del 30 dicembre 2010 ha suscitato un vespaio di polemiche e proteste. Non solo per i tagli ai fondi tanto necessari alla ricerca quanto piuttosto per quei provvedimenti che nel tentativo di razionalizzare la macchina universitaria, rendendola efficace ed efficiente, rischiano – secondo il parere di acuti osservatori – di minimizzare in merito a pregi e specificità di ogni singola facoltà.

Sul sito internet del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, è scaricabile un documento dal titolo “Linee guida del Governo per l’Università”.
In esso si legge: “La gestione responsabile e la sostenibilità economica sono condizioni essenziali dell’autonomia di cui le università giustamente godono. Bisogna prima di tutto spendere bene le risorse disponibili e per questo dobbiamo promuovere insieme una collaborazione virtuosa tra Ministero ed atenei, fondata su una limpida distinzione di compiti”.
Distinzione dunque, ma sino ad un certo punto.

Nella fattispecie, le università non saranno più articolate in Facoltà (preposte alla didattica) e Dipartimenti (impegnati nella Ricerca). Nel futuro, esisteranno solo i Dipartimenti, accorpati in Scuole. Al Senato Accademico degli atenei spetta un compito arduo: decidere gli accorpamenti.

Secondo la legge, l’iter deve essere portato a conclusione entro novembre 2011.
Per quanto riguarda la Sicilia, l’Università di Catania ha attive 12 Facoltà (considerati anche i corsi delle sedi distaccate, ovvero Architettura a Siracusa e Lingue e Letterature Straniere a Ragusa), stesso numero per quella di Palermo, mentre l’ateneo messinese ha 10 facoltà.

I dati forniti dall’ultimo Rapporto Annuale sullo Stato delle Università, elaborato dal Comitato Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario parlano chiaro: in Italia un laureato su quattro (24,3%, in diminuzione rispetto al 2008) consegue la laurea di I livello nei tempi previsti.Altri due laureati su quattro con 1 o 2 anni di ritardo. Inoltre, sono aumentati i tempi per conseguire la laurea triennale 4,85 anni in media; è più del 50% della durata canonica e si allontana quindi l’obiettivo di ridurre la durata del tempo di conseguimento della laurea.

Dopo l’istituzione dei Corsi di Laurea di Primo Livello, un euforia generale aveva pervaso il mondo dell’istruzione. La laurea sembrava quasi a portata di mano, un orizzonte raggiungibile più facilmente rispetto al passato.
Ma a seguito dell’approvazione della Legge Gelmini, gli studenti sono scesi in piazza a protestare. Tutto è sembrato, a dire il vero, più confuso e complicato. Al momento si attende di capire, almeno in Sicilia, ruoli e funzioni di queste Scuole che nasceranno dagli accorpamenti.

In generale, la situazione migliorerà o tutto il contrario?
A Palermo, con ogni probabilità Farmacia e Scienze motorie saranno accorpate con Medicina, Scienze Politiche con Economia e Architettura con Ingegneria. Una situazione che ha già, nel luglio scorso suscitato le vivaci proteste soprattutto della Facoltà di Architettura.

In attesa di sapere quali saranno gli accorpamenti definitivi, gli studenti sono tornati su libri ed esami universitari. Speriamo che prima di tutto, vengano tenute in considerazione le loro esigenze.

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