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A Catania con il pizzo, chiudiamo tutti Lo spot degli studenti, senza le istituzioni

28 Feb

Di Claudia Campese |

Cinque ragazzi, dell’Accademia di Belle arti e di Informatica, e due docenti. E’ il gruppo che ha creato la campagna pubblicitaria per sensibilizzare i cittadini al tema dell’estorsione. Nicolò Volanti, uno dei giovani direttori artistici: «Un problema comune a tutti e non solo ai commercianti come spesso si pensa». Ma dalla Regione, intanto, nessuna risposta è mai arrivata riguardo alla loro partecipazione a un apposito bando

Una saracinesca che si chiude. Non all’ingresso di una bottega ma sulla porta o la finestra di una qualunque casa di un qualunque catanese. Perché Con il pizzo, chiudiamo tutti. E’ l’idea di un gruppo di giovani studenti che – in poco più di due mesi e con risorse zero – ha realizzato unacampagna pubblicitaria a scopo sociale per sensibilizzare i cittadini al tema del racket. «Un problema comune a tutti e non solo ai commercianti come spesso si pensa – spiega Nicolò Volanti21 anni, uno dei giovani direttori artistici – Il pizzo, anche se non lo vediamo, lo viviamo». Un’idea nata da un bando della Regione siciliana ma poi portata avanti «solo con la volontà», considerato il disinteresse dell’istituzione. A collaborare con i ragazzi, invece, l’associazioneAddiopizzo Catania che ha subito dato il suo patrocinio. «Ci ha fatto molto piacere che la proposta sia venuta da loro – spiega Totò Grosso, presidente dell’associazione – Significa che molti ragazzi non vanno più stimolati, ma stimolano a loro volta».


Le due versioni del cartellone create per la campagna

L’iniziativa viene da due docenti dell’Accademia di Belle arti etneaGiovanni Gallo e Gianni Latino. Lo spunto è stato proprio un bando regionale con dei fondi stanziati nel 2011 per progetti di sensibilizzazione sui temi dell’estorsione e il pizzo.
Eppure i ragazzi non si sono fatti scoraggiare. E, dopo Natale, hanno iniziato il loro lavoro. «E’ stato anche un modo per mettere in pratica i nostri studi e testare le nostre competenze», spiega Nicolò. Ma con una finalità sociale. «Perché la mia terra per me è irrinunciabile. Problemi come il pizzo sono un dolore concreto, niente di romantico». Le prime riunioni sono state a caccia di un’idea nuova. «Ci siamo chiesti: cosa possiamo dire di nuovo? Dove e per chi è stata la risposta – spiega – Non pretendiamo di dire alle persone come risolvere un problema che è tanto più grande di noi. Ma vorremmo far arrivare il messaggio che il pizzo è un problema di tutti». A pagarne le conseguenze sono infatti i cittadini, che subiscono disserviziinquinamento e sovrapprezzi. «Se un edificio crolla dopo due giorni – Nicolò fa un esempio – è perché si è usato del cemento scadente». Imposto da ditte controllate dalla criminalità e spesso vincitrici di appalti truccati.Presentato il progetto, però, dall’ente non è mai arrivata nessuna risposta. «Ho telefonato disperatamente e mandato email a decine di funzionari», spiega Gallo, ma senza mai ricevere nessuna comunicazione.

«Abbiamo avuto la sensazione di essere stati lasciati soli. Ci abbiamo messo passione e tempo, una cosa non scontata per degli studenti – racconta Nicolò – e invece abbiamo visto solo disinteresse. Sarebbe bastata una telefonata, anche solo per dire che il progetto faceva schifo».
Il video-spot in 3dCosì il progetto inizia a prendere forma, sotto la direzione artistica di Nicolò Volanti e Mirko Santangelo. Ci sono le foto di Samir Kharrat – che ne ha anche curato la postproduzione – usate per creare possibili cartelloni per l’affissione e volantini. E il video in 3d di Massimiliano D’Angelo e Filippo Licciardello, studenti del dipartimento di Informatica, già pubblicato sul canale Youtube dell’iniziativa e che verrà proposto alle tv locali. «La scelta del 3d non è stata casuale – spiega Nicolò – I personaggi che chiudono le saracinesche non sono caratterizzati fisicamente. Non hanno lineamenti né età, sappiamo solo se sono uomini o donne. Un modo per evitare gli stereotipi e far passare il messaggio che il pizzo riguarda tutti». Infine ci sono gli unici pizzini che ci piace condividere, come li hanno rinominati i creatori, piccole immagini dallo slogan immediato da condividere sui social network.


Gli unici pizzini che ci piace condividere

Perché la campagna al momento è visionabile solo on line e partirà ufficialmente i primi giorni di marzo. La risposta però è già positiva. «Due imprenditori palermitani vogliono contribuire all’iniziativa raccontando la loro storia – dice il direttore artistico – mentre un Comune toscano e ilmovimento Poliziotti hanno condiviso la nostra idea su Facebook». Lo stesso è possibile fare suTwitter. Gli studenti si stanno poi organizzando per stampare a proprie spese dei volantini da distribuire ai cittadini catanesi, insieme ai ragazzi di Addiopizzo e a chiunque volesse dare una mano. I fondi, se solo fossero mai arrivati, sarebbero serviti per far uscire la campagna dalla Rete e portarla sulle strade e in tv. Ma dove la Regione ha mostrato scarsa sensibilità potrebbe intervenire il Comune di Catania, cedendo ai ragazzi, in modo gratuito e per un periodo di tempo anche breve, uno spazio per l’affissione di un cartellone pubblicitario. Richiesta che verrà avanzata nei prossimi giorni. «Il nostro obiettivo comunque non è raggiungere il numero più alto di persone possibile – conclude Nicolò – Ma creare una coscienza comune».

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