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UniCt, aumenta di 55 euro la prima tassa Colpa del silenzio della Regione Sicilia

27 Lug

Di Luisa Santangelo |

Un decreto legislativo del governo obbliga gli enti regionali ad aumentare l’importo dell’imposta per il diritto allo studio. E offre tre possibili soluzioni di prezzo, in base alle esigenze individuate: da 120 a 160 euro. Palazzo d’Orleans avrebbe dovuto stabilire la sua tariffa entro il 30 giugno, ma non l’ha fatto. Così agli studenti siciliani tocca la spesa standard di 140 euro. A Catania, l’iscrizione ai corsi dell’ateneo sfiora adesso i 500 euro

Aumento della tassa d'iscrizione all'università di Catania

Cinquantacinque euro in più nella tassa da pagare per l’iscrizione all’università. L’imposta sul diritto allo studio, infatti, è passata da 85 a 140 euro, con buona pace degli studenti che si sono visti aumentare la tariffa all’improvviso, senza nessuna possibilità di appello. A dirla tutta, una speranza per risparmiare l’avevano: il decreto legislativo del governo, entrato in vigore il 16 giugno 2012, dava alle Regioni tre possibilità. Ciascun ente regionale poteva fissare l’ammontare della tassa partendo da un minimo di 120 euro, arrivando a un massimo di 160 euro, passando per la tariffa media di 140 euro. La legge dava poi un limite di tempo per deliberare: se entro il 30 giugnola Regione non avesse fissato il suo prezzo, le sarebbe stato attribuito d’ufficio quello di 140 euro. E Palazzo d’Orleans ha taciuto.

L’annuncio ufficiale dall’università di Catania è arrivato con un avviso in bella mostra sul sito internet un paio di giorni fa. «La tassa dovuta per l’anno accademico 2012-2013 – si legge – è di 140 euro». Cioè, a partire dal nuovo anno, iscriversi ai corsi dell’ateneo catanese costerà 474,62 euro, invece dei 419,62 inizialmente previsti e annunciati nel Manifesto degli studi. «È un altro regalo del governo Monti, noi non c’entriamo niente», specificano dagli uffici del rettorato. «Noi non abbiamo aumentato la nostra quota – sottolineano – perché abbiamo ritenuto che i soldi che chiediamo agli studenti siano già abbastanza». Dalle tasse di iscrizione, infatti, l’università preleva i320 euro che le spettano, «e che vengono stabiliti di anno in anno, in base alle esigenze che abbiamo».

I 140 euro della discordia vanno dritti nelle casse della Regione. «Anche se versata sul conto corrente dell’ateneo di Catania – recita l’avviso sul portale telematico universitario – essa (la tassa, ndr) viene trasmessa alla Regione siciliana per essere, da quest’ultima, incassata». C’è sempre la speranza di essere esonerati dal pagamento. «Catania è una delle università in Italia che ha il più alto numero di studenti che possono evitare di pagare la tassa per ragioni economiche – precisano dall’università – Ci saranno pure quelli che falsificano la documentazione, ma la situazione economica generale è sotto gli occhi di tutti».

Gli studenti, però, non ci stanno. «Faremo una richiesta al Rettore affinché il pagamento sia dilazionato – annuncia Dario Moscato, presidente provinciale di Azione universitaria – e faremo una campagna informativa capillare: deve essere chiaro che non è possibile che ogni volta che c’è da fare cassa si vada a cercare all’università, aumentando i costi ma tagliando i servizi». Dello stesso avviso il Movimento studentesco catanese che per primo ha sollevato la questione dell’aumento delle tasse, sollecitando una risposta direttamente al ministero della Pubblica istruzione. «Qualche settimana fa mi ero documentato, andando a guardare i manifesti delle varie università d’Italia – racconta Agatino La Rosa dell’Msc – Mi sono accorto subito che nelle altre regioni menzionavano l’aumento, mentre in Sicilia no». Così, ha scritto una email all’ufficio per le relazioni con il pubblico del Miur: «Ho chiesto chiarimenti, per sapere se almeno loro riuscivano a vederci chiaro». La risposta si è fatta attendere quasi una settimana, ma è arrivata. «Non solo ho impiegato oltre 45 minuti per parlare con qualcuno dell’università di Catania – scrive il dipendente del ministero – ma anche loro sono indecisi». Perché la direttiva doveva arrivare dalla Regione, ma così non è stato. «La Regione non ha dato indicazioni in merito – continua l’email di risposta ad Agatino La Rosa – per cui dovreste pagare la somma più alta». Detto fatto.

«Il danno e la beffa – rincara la dose La Rosa – Ci hanno tolto l’iscrizione cautelativa (che esonerava dal pagamento delle tasse universitarie gli studenti che prevedevano di laurearsi entro marzo, ndr) e dobbiamo pagare 55 euro in più. Chi ce li rimborserà? E quando?». «L’ateneo – afferma Matteo Iannitti, anche lui del Movimento studentesco – aveva promesso che non avrebbe aumentato le tasse, e invece, in un modo o nell’altro, a pagarla cara siamo sempre noi».

[Foto di Philip Taylor]

Fonte di provenienza dell’articolo

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