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 «Informare, divulgare, rendere coscienti i giovani sui propri diritti e doveri significa operare per trasformarli in Cittadini consapevoli,reattivi e responsabili»: ecco il perché di questo sito… dove poter visionare e restare informati delle ultime news riguardanti i giovani e il mondo del lavoro, della formazione e dell’impegno sociale…

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L’Europa vista dai giovani

La precarietà del lavoro giovanile in Italia

Prendendo la parola come relatrice all’incontro “Quali riforme per la crescita? Italia e Europa per la Strategia 2020” (Università Bocconi, 14 giugno 2011), Anne Bucher, direttrice della Direzione Riforme Strutturali e Competitività della DG ECFIN della Commissione europea, ha parlato di giovani e lavoro.

Lo ha fatto attraverso le raccomandazioni che la Commissione ha redatto come risposta al Programma Nazionale di Riforma italiano. Oltre al consolidamento fiscale, il tema su cui la relatrice si è soffermata è quello delle riforme strutturali del mercato del lavoro, che pure renderebbero meno oneroso l’aggiustamento dei conti pubblici perché fornirebbero un dividendo in termini di crescita.

I giovani in Italia risultano penalizzati dalla segmentazione del mercato del lavoro: ad una rigida legislazione di protezione del lavoratore corrisponde un’elevata frammentazione del sistema di benefici per i disoccupati. Le aziende cercano di aggirare questo doppia costrizione avvalendosi di contratti temporanei, che rappresentano forme sempre più precarie di impiego. Ad essere maggiormente colpiti da questa asimmetria sono i giovani all’ingresso nel mondo del lavoro: se trovano un impiego firmano contratti multiformi la cui costante è la precarietà delle condizioni imposte e la mancanza di garanzie. Essi sono costretti a veder ridotte le prospettive di crescita professionale futura, a continuare ad aver bisogno di sostegno economico da parte delle loro famiglie, a precludersi opportunità di mobilità sociale e a non far fruttare i titolo di studio conseguiti.

Soluzioni a costo zero proposte durante il dibattito, soprattutto dall’economista Tito Boeri, riguardano principalmente il processo di contrattazione: questo andrebbe decentralizzato, uniformato per ridurre la complessità normativa che oggi caratterizza le forme contrattuali di ingresso al mondo del lavoro, modificato nei suoi contenuti ad esprimere un più stretto legame tra salari e produttività.

Secondo l’economista bocconiano si potrebbe anche introdurre un salario minimo, che tenga conto di età ed eventuale contenuto formativo dell’offerta lavorativa, per garantire equità al lavoro giovanile e togliere il riferimento giuridico al Contratto Nazionale.

Insomma, nei tempi in cui il direttore del Censis Giuseppe Roma arriva ad affermare che i giovani italiani “sono in via d’estinzione”(dal 2000 al 2010 il Paese ha perso due milioni di cittadini di età compresa tra i 15 e i 34 anni, come conseguenza del calo del tasso di natalità e dell’aumento dell’emigrazione dovuta alla mancanza di offerte occupazionali) e in cui l’Istat (Rapporto Annuale 2010) pubblica un dato allarmante sui Neets (acronimo inglese che si riferisce a giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non frequentano nessun corso di istruzione e formazione), che sarebbero in Italia il 21,2% dei loro coetanei, il binomio giovani e lavoro deve essere argomento di dibattito.

Come auspicato dal Presidente Napolitano, in occasione della presentazione a Roma dell’Associazione “Generazioninsieme”: “In una corretta visione di sviluppo sostenibile e nel rispetto del principio fondamentale di solidarietà, i rapporti di responsabilità e fiducia fra generazioni costituiscono le basi essenziali per effettuare una effettiva integrazione tra patrimoni di esperienze, valori e ideali, e per corrispondere alle esigenze e alle aspettative di tanti giovani che vivono una condizione di instabilità e incertezza nel loro futuro”.

 

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