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Catania, è ora dello Startup weekend Ventotto idee per le aziende di domani

Di Leandro Perrotta | 26 maggio 2012

Fa tappa in città l’iniziativa già sperimentata con successo in altre realtà: 28 idee imprenditoriali (dal supermercato rapido alla condivisione di foto e bici) si contenderanno le attenzioni di una decina di tutor, messi a disposizione dagli organizzatori, e cercheranno di essere le più votate. In palio ci sono corsi di formazione, ma soprattutto la possibilità di creare la propria impresa con basi solide. E attrarre investitori

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«Vorrei creare un sistema per far suonare le band a distanza, via internet, come se fossero nella stessa stanza». «Io vorrei creare un sito dove si possano trovare anche le offerte del supermercato sotto casa». «Io invece vorrei proprio creare un supermercato, dove ordini online e la spesa te la danno in massimo 4 minuti». Trovate queste idee originali? Allo Startup weekend di Catania, mix tra un workshop e un barcamp dedicato alle imprese ancora da creare, potreste far parte del team che le realizzerà. Economisti, ingegneri, informatici, esperti di marketing, uomini ma soprattutto tante donne: sono giovani e ambiziosi i partecipanti, riuniti al Beasy Boureau della zona industriale per un weekend all’insegna della progettualità. «E’ un format internazionale, creato nel 2007 e da cui sono nate più di 5 mila aziende» spiega Peppe Sirchia, che insieme a Rocco Miccichè e Alessio Vasta ha organizzato quella che si preannuncia come una riuscitissima tappa catanese. Nella prima serata di ieri, i partecipanti hanno accettato la sfida dei 60 secondi, ovvero presentare la propria idea, trovare dei collaboratori e cercare, nelle successive 54 ore, di porre le basi per mettere su un’azienda. E magari trovare degli investitori.

A supportare gli aspiranti imprenditori tanti esperti, chiamati dagli organizzatori per dare loro una mano nella realizzazione della propria idea. O per raccontare la propria esperienza. Come quella, di successo, di Giovanni Giuffrida, fondatore di Neodata, azienda che cura il posizionamento intelligente degli annunci pubblicitari per i grossi siti d’informazione, come Repubblica e Rai. «La mia azienda è nata in Italia, non in California dove ho studiato» spiega subito Giuffrida, esempio pratico di come «con le idee giuste si possa fare impresa in Italia». «Contro colossi come DoubleClick di Google, abbiamo solo capito le peculiarità del mercato italiano, offrendo dei servizi su misura» spiega Giuffrida, che avverte gli aspiranti imprenditori: «non basta trovare chi metterà i soldi, dovete anche prevedere bene un piano di sviluppo cedendo il giusto ai finanziatori». Facile infatti, con un’ottima idea, ritrovarsi con tanti soldi da subito. Ma il paradosso è  «avere in mano 5 milioni di euro, e non sapere come spenderli». Startup sì quindi, con entusiasmo e originalità, ma subito nel modo giusto per creare delle realtà solide.

Idee nate spesso da esigenze personali. «Io vorrei creare un sistema di condivisione online delle fotografie rapido ed efficace, mentre si è in viaggio» dice ad esempio Aldo, che s’è ritrovato con l’hard disk pieno in viaggio di nozze. «A me, invece, farebbe comodo un sistema di bike sharing. Siccome non esiste, aiutatemi a crearlo» spiega Valentina. In totale sono 28 i progetti presentatinella serata inaugurale di venerdì, votati con un semplice post-it dagli 83 partecipanti, che adesso si daranno battaglia per aggiudicarsi i premi finali messi in palio dagli sponsor della tappa catanese: una consulenza sulla realizzazione del business plan (dai catanesi Centocinquanta), un anno di associazione a Confindustria giovani, e soprattutto due corsi di formazione: uno su applicazioni per mobile (da Etna Training), e la partecipazione di 10 mesi al development program di Top-Ix, azienda torinese che investe su internet. Non è infatti un caso che i progetti proposti siano tutti rivolti al web: la maggioranza, più di venti, prevedono la realizzazione di portali o servizi online, mentre solo 5 utilizzano internet come un supporto all’attività principale, che prevede la realizzazione di un prodotto o di un servizio.

Lo Startup weekend continuerà fino a domenica, quando alle 18 verranno proclamati i vincitori. Per seguirlo, basta andare sulla pagina Facebook dedicata, oppure interagire con i partecipanti via twitter, con gli hashtag #SWCatania #6SW.

[foto di Rocco Rossitto]

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Catania: La storia di Concetta, da due anni in strada «Ho vergogna di stare così nella mia città»

Di Leandro Perrotta

Catanese, 52 anni, vive in strada: la signora Concetta Belgiorno racconta la sua storia dopo aver assistito alla Notte dei clochard, evento organizzato dal Pd catanese proprio nella piazza Mazzini dove vive, e spera. «Mi ha parlato Rosy Bindi, forse qualcosa si muoverà» ci confida, insieme al racconto della sua vita che da due anni, con il marito rumeno Georgie, si svolge in quella che lei ironicamente chiama «la mia suite sotto le mura antiche»

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«Per me stare qui è una vergogna». Concetta Belgiorno, 52 anni, catanese, vive all’aperto, per strada. «Sono due anni che vivo così, e se continuo non sarà per molto». Sotto i portici di piazza Mazzini parla delle difficoltà che ha passato, di una vita che negli ultimi anni è stata quasi disperata, ma ci vuole un po’ perché le lacrime le scendono lungo il viso. Sono le 21:40, si è appena concluso Clochard per una notteevento del Partito democratico cittadino. Doveva durare tutta la notte, ma finito l’interesse della stampa, con le fotografie di rito alla presenza di Rosy Bindi e Gad Lerner, la notte si accorcia ad appena un’ora e mezza. «Ma come, già andate?» è la domanda che rivolgo a un giovane dirigente del Pd, che però sta al gioco e sorridendo mi risponde a tono: «Eh, che vuoi, qui la notte fa freddo». Per fortuna però oggi di freddo non ce n’è troppo, e la signora Concetta racconta degli ultimi giorni di piogge torrenziali con il sollievo di chi ha scampato un grande pericolo.

«Se non fosse stato per il giornalaio qui accanto che mi ha fatto trovare i cartoni asciutti non ce l’avrei fatta» racconta, parlandomi dei suoi malanni, del tumore al seno, delle lunghe cure mediche, di quanto fossero lunghi e lucidi i suoi capelli prima della chemio. Fino a tre anni fa abitava in casa da un anziano, faceva la badante. «Stavo bene, con 900 euro al mese, poi purtroppo lui è morto». Oggi a starle accanto c’é Georgie, rumeno di Bucarest, 40 anni, che dorme accanto a lei e ogni tanto si sveglia con una fortissima tosse.

«Georgie è mio marito, e per un anno ho vissuto bene con lui che mi manteneva. Fa il muratore e pur lavorando come un mulo, ha perso il lavoro». Dei cartoni a terra, delle coperte pesanti e gli archi di piazza Mazzini. Non c’è altro nella sua vita, e ringrazia «di cuore» Rosy Bindi, ma anche tutti quelli che questa sera l’hanno ascoltata, i tanti giornalisti con cui ha parlato, quasi fosse lei lastar della manifestazione. «Hanno fatto una bellissima cosa stasera, è giusta sia per me che per tutti quei poveri stranieri che stanno qui. La notte è pieno di rumeni e spesso ci sono anche i ragazzi con i cani», racconta Concetta, che spera che qualcosa attraverso la Bindi si smuova, per lei, per i rumeni come Georgie e per i punkabbestia, anche se aggiunge «certo qui la notte si deve stare attenti, è pieno di drogati». Prova vergogna dice, ma ha anche tanto rancore, sopratutto per ilcomune di Catania «che manda assistenti sociali, ma non concludono nulla. Mi hanno dato un alloggio temporaneo ad Acicastello per 13 giorni, poi mi hanno detto che potevo affittare una casa, ma nessuno poi vuole darmela anche se sono solo 70 euro al mese, non si fidano del Comune come garante».

Una sola domanda «cosa fa per cambiare questa situazione?». La signora Concetta se l’aspettava, «come sempre» aggiunge, e la risposta è lucida, rassegnata ma realistica: «ho trovato un lavoro per 20 euro al giorno lo scorso anno, tre giorni a settimana. Sia io che Georgie stiamo male, e continuando così moriremo, ma non mi lascio andare, mi lavo anche con l’acqua ghiacciata della fontana se devo». Si accende una sigaretta «quei 20 euro mi bastavano appena per le sigarette» dice, e mi parla di quanto sia stato felice Georgie di andare a Bucarest l’anno scorso, in pullman insieme, con i soldi di quel lavoretto da 20 euro. «Erano dodici anni che non vedeva suo figlio, gli avevo promesso che ce lo avrei portato», e racconta, interrotta solo dai colpi di tosse di Georgie, dei suoi figli ormai grandi. «Sì, ho dei figli qui a Catania, mi chiedo solo perché non mi portino in casa: quando si è in queste situazioni non lo si è per scelta, ma perché non si può pagare». Non aggiunge altro, mi chiede solo aiuto per alzarsi ed andare a prendere le sigarette, «dal tabaccaio di piazza Duomo». Alla fine mi offro volontario per l’acquisto, e il tabaccaio mi lascia intendere che di solito le sigarette alla signora Concetta le regala lui. Al ritorno, lei conferma: le persone della zona quando possono l’aiutano, come il ragazzo del chiosco che ogni mattina le porta il caffé. «Ma soprattutto mi aiuta la Caritas, queste coperte che vedi invece sono della caserma Sommaruga che ha chiuso, me le hanno portate le suore di madre TeresaPadre Valerio (il direttore della Caritas diocesana di Catania n.d.r.) è una brava persona ma non bastano queste bellissime vecchie mura, io voglio solo avere un tetto sulla testa: perché non posso avere uno degli alloggi della Caritas in via Zurria?». Le scatto un paio di foto, che le mostro prima di salutarla. «Ma che sono venuta brutta in questa foto, però si vede quanto è bella la mia suite, vero?». Due ore dopo ripasso dalla piazza, e Concetta dorme, con Georgie accanto. Sotto i portici questa notte sono soli.

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Cuori d’Inchiostro, fumettisti catanesi «All’inseguimento di Paz e delle belle storie»

Di Leandro Perrotta | 20 febbraio 2012

«Non abbiamo uno stile unico, cerchiamo solo di raccontare belle storie». Così Ture Nicotra, uno dei fondatori di Cuori d’Inchiostro, avventura imprenditoriale di un collettivo di fumettisti catanesi. Indipendente, con un magazine in cantiere. Sulle orme di Andrea Pazienza «Come nella nostra prima mostra»

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«Noi inseguivamo Paz. In ogni tavola, c’era un disegnatore diverso con il suo modo di vedere le cose: alla fine lui sfondava il foglio e diventava reale». Non è un sogno ma il racconto di Ture Nicotra23 anni, disegnatore di fumetti. Lui è uno dei fondatori di Cuori d’Inchiostro, gruppo catanese di illustratori, sceneggiatori, grafici e web designer, che insegue il sogno dell’editoria indipendente nel campo fumettistico. Un sogno che ha già avuto i suoi primi riscontri, come ci racconta Ture: «le tavole dedicate a Paz le abbiamo esposte al palazzo Platamone di Catania lo scorso anno, e da novembre ci siamo costituiti in associazione culturale». Sono una quindicina, per la maggior parte studenti dell’accademia di Belle arti di Catania, dove il gruppo è nato a maggio del 2009.

Per molti appassionati di fumetti italiani il modello è Andrea Pazienza, ma il gruppo, assicura Ture, non ha uno stile predefinito. «L’unica cosa richiesta è raccontare buone storie. Poi, ognuno ha i suoi riferimenti per il disegno: chi preferisce le Clamp, chi come me lo stile italiano, altri lo stile americano». Ognuno con il suo stile personale, tanto che alcuni dei fondatori dei Cuori d’Inchiostro, come Federica Bentivegna, Salvo Callerami e Marco Cunsolo, hanno anche avuto riconoscimenti per il proprio lavoro a livello nazionale «Federica e Salvo sono arrivati terzi alpremio Piero Miccia di Torino Comics» dice con un certo orgoglio Ture.

L’obiettivo è però quello di entrare nel mondo dell’editoria, di arrivare nelle edicole con una rivista, strada che i Cuori d’Inchiostro hanno tentato con un primo incoraggiante tentativo Cuori d’Inchiostro Magazine. «Per l’Etna Comics abbiamo venduto 50 copie del numero zero, a 7 euro l’una – racconta Ture -, ma mi mangio le mani perché potevamo stamparne 150 copie senza problemi, ha avuto un’ottima accoglienza. Forse anche perché abbiamo curato molto l’aspetto dell’impaginazione, con una carta molto simile a quella di Tex. A me piace molto il fumetto italiano, l’ho già detto?».

Non solo soddisfazioni. Le difficoltà per entrare nel mondo dell’editoria sono tante, e ci vogliono tanti soldi per iniziare. E anche trovare un lavoro saltuario non è semplice. «Questo è un punto dolente: abbiamo poche esperienze lavorative occasionali. Io ad esempio sono stato di recente allaVecchia Dogana a fare ritratti per bambini, ma si va avanti con lavori saltuari come camerieri ad esempio».

Tra maggio e giugno, per il secondo anno di fila, terranno un corso di Editoria del fumetto. Spiega come fare una rivista dalla a alla z: impostare un soggetto, una sceneggiatura, colorare digitalmente.

«A Catania c’è già un corso più famoso che si chiama Fumetti al Cubo, della fondazione Marco Montalbano, e molti di noi avrebbero voluto seguirlo. Ma costava un bel po’, e ci siamo attrezzati diversamente. Speriamo che molti ragazzi si avvicinino come volevamo fare noi: oggi abbiamo le nostre esperienze di tre anni e le competenze di laureati dell’Accademia», si inorgoglisce Ture. Al quale però resta da fare una domanda: perché il nome Cuori d’Inchiostro? «Lo abbiamo scelto mettendo una serie di nomi ai voti».

[Disegno di Tiziana Rinaldi]

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